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Omero nel Baltico: intervista all'autore del 24 settembre 2008

Omero nel Baltico: intervista all'autore del 24 settembre 2008


Perché la quinta edizione di "Omero nel Baltico"?

Per la stessa ragione delle quattro precedenti (a loro volta precedute da Homericus Nuncius, pubblicato nel 1993, in cui già esponevo a grandi linee la mia teoria): con Omero nel Baltico mi sono trovato ad esplorare un campo del tutto nuovo, ossia l'originaria collocazione baltico-scandinava del mondo omerico prima della discesa degli Achei nel Mediterraneo. E' pertanto evidente che, di tanto in tanto, sia opportuno fare il punto della situazione, aggiungendo al quadro già consolidato i risultati di nuove indagini ed approfondimenti, non solo miei ma anche di altri studiosi che hanno preso in esame la materia.

Può farci qualche esempio?

Certo. Premesso che la struttura centrale del volume rimane quella della quarta edizione, uscita nel 2003, ad essa si aggiungono una serie di approfondimenti su temi specifici, raggruppati in 19 "aggiornamenti" posti alla fine del libro, alcuni dei quali derivanti da contributi di studiosi con cui mi sono confrontato. Come primo esempio, mi pare importante il contributo del Prof. Giacomo Tripodi dell'Università di Messina, a cui debbo il resoconto di un sopralluogo nella zona della Toija finnica da me precedentemente proposta quale sito della Troia omerica: questo sopralluogo - da lui effettuato insieme con altri accademici subito dopo lo svolgimento del primo convegno scientifico internazionale sull'argomento, svoltosi in Finlandia nell'agosto 2007 - ha dato risultati estremamente positivi, in termini di congruenza fra le descrizioni omeriche e le caratteristiche di quell'area, a conferma dell'attendibilità della tesi complessiva. Un secondo esempio, di tenore completamente diverso ma anch'esso assai significativo, è quello di un'antica mappa segnalatami dal Dott. Fabio Toncelli di Roma (ben noto come regista di documentari scientifici di alto livello, tra cui quello sull'affondamento dell'Andrea Doria, andato recentemente in onda su Superquark). In questa mappa, che fa parte dell'opera dello storico e geografo medioevale Adamo di Brema, vissuto nell'XI secolo, i Ciclopi sono collocati lungo la costa della Norvegia settentrionale, proprio nell'area che nelle precedenti edizioni del libro era stata da me indicata attraverso considerazioni strettamente attinenti al testo omerico ed alle sue corrispondenze con la geografia norvegese. Il terzo esempio è quello del geografo Franco Michieli, che ha recentemente individuato la "grotta di Scilla", descritta nell'Odissea, nell'area del famoso gorgo norvegese del Maelstrom (da me in precedenza identificato con il gorgo che Omero chiama Cariddi), con una serie di corrispondenze assolutamente straordinarie, che gli hanno anche consentito di formulare delle ipotesi molto ragionevoli sull'origine del racconto omerico (sull'argomento è anche uscito un bel servizio pubblicato sulla Rivista della Montagna di ottobre 2007). Per inciso, il fatto che vengano trovate sempre ulteriori conferme alla teoria è un segnale molto importante della sua attendibilità: se infatti essa non fosse stata in piedi, con l'andar del tempo essa si sarebbe trovata di fronte una montagna di problemi insormontabili, mentre invece sta avvenendo esattamente il contrario. E' un pò ciò che avviene con un codice di decrittazione: se è buono, più passa il tempo più problemi aiuta a risolvere a chiunque voglia servirsene; altrimenti, dopo un poco "si affossa" da solo!

Insomma, mi sta dicendo che la ricerca su Omero nel Baltico sta diventando una sorta di "lavoro di gruppo"?

In un certo senso sì: ma già nelle edizioni precedenti avevo citato vari contributi dei miei lettori, alcuni dei quali fondamentali (tra cui uno, che devo sempre al Prof. Tripodi, relativo all'identificazione del cosiddetto "fico" di Cariddi, a cui Ulisse si aggrappa per non essere risucchiato dal terribile gorgo, con una particolare alga, l'Ascophyllum nodosum, tipica dei mari nordici). In realtà, essendo il mio lavoro di tipo interdisciplinare, è naturale che gli specialisti (e, in taluni casi, anche semplici appassionati) diano i loro contributi, ciascuno nel proprio settore di competenza. In realtà, come ho già detto e ribadito tante volte, se in Omero nel Baltico vi è un nocciolo di verità, esso costituirà non un punto d'arrivo, bensì di partenza per un mondo, quello dell'età del bronzo nordica, finora pressoché inesplorato: un punto di partenza che potrà dare spunti di lavoro e di riflessione per decenni, se non per secoli, a generazioni di studiosi nelle più svariate discipline. Ma, per tornare al campo della botanica, in uno degli aggiornamenti che più mi stanno a cuore mi soffermo su uno dei temi più singolari dell'Odissea, quello dell'albero attorno a cui Ulisse costruisce la sua casa...Già, il famoso olivo che sostiene il letto nuziale di Ulisse...

Deve ammettere che la presenza di questo olivo ad Itaca mal si confà al mondo nordico! O sbaglio?

Si può dimostrare, con l'Odissea alla mano, che questo olivo in realtà non poteva essere un olivo, ma era qualcosa d'altro! Non solo: si può risalire anche al probabile motivo che ha portato a questo fraintendimento, perché di fraintendimento si tratta. Ancora: questo albero al centro della casa ha un senso ben preciso, ove lo si legga proprio in una chiave settentrionale nonché riferibile ad arcaiche concezioni sciamaniche, a cui l'antico mondo nordico faceva particolare riferimento. Di ciò i lettori dell'edizione americana del libro sono già al corrente (anzi, so che negli USA la spiegazione dell'olivo-che-non-è-un-olivo è stata particolarmente apprezzata): quindi era giusto "mettere in pari" anche quelli italiani!
 
Vi sono molte aggiunte nell'edizione USA che nella quarta edizione italiana non erano ancora presenti?

Sì, ve ne sono diverse: una delle più singolari è la spiegazione - per la quale faccio ricorso al testo del De bello Gallico di Giulio Cesare - della "stranezza", anzi, dell'assurdità (apparente), rilevata dagli studiosi, del modo con cui Omero fa combattere i suoi eroi, che usano il carro come un "taxi" (espressione di Moses Finley) per spostarsi sul campo di battaglia, ma poi nei duelli scendono dal carro e combattono a piedi. Qui non è Omero "che ogni tanto dormicchia" - anzi, è sveglissimo - ma, ahimé, sono stati i nostri "specialisti" che hanno fatto una gran dormita (è un pò il caso della notte che nell'Iliade non interrompe la battaglia, pure attribuito ad una presunta insipienza del poeta). Anche questo in America è stato apprezzato... Per gli italiani sarà una novità!

A proposito, come va la diffusione della teoria?

Molto bene. Negli ultimi anni, malgrado le inevitabili resistenze, sono stato spesso invitato a presentare la mia tesi in varie Università italiane, quali Pavia (ben quattro volte), Padova, Bergamo... In particolare, nell'aprile 2005 ho svolto un seminario in due lezioni presso il Dipartimento di Geografia della Facoltà di Lettere dell'Università "La Sapienza" di Roma, nell'ambito di un corso, intitolato "Il mare: mito e letteratura", dove Omero nel Baltico è stato adottato fra i testi per l'esame. Il 19 aprile 2007 ho presentato la teoria presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma 3. Per quanto riguarda la stampa, nel 2003 il Prof. Edoardo Sanguineti ha scritto un positivo articolo sulla pagina culturale de "L'Unità" (sito http://www.disinformazione.it/omero.htm); un articolo è uscito sul "Manifesto" del 7 maggio 2005 (http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/427f7321c43e4.html); il 28 gennaio 2007 il supplemento culturale del Sole-24Ore ha dedicato alla questione un ampio articolo, "Ulisse naufraga nel Baltico", firmato dal Prof. Piero Boitani, Direttore del Dipartimento di Letterature Comparate dell'Università di Roma "La Sapienza"; un articolo di Massimo Morello è uscito il 19 gennaio 2008 sul supplemento di "Repubblica" (http://viaggi.repubblica.it/dettaglio/Odissea-nel-Baltico/186581). Nel giugno 2008 un articolo-intervista di tre pagine è uscito sul Quaderno Speciale di LIMES, Rivista italiana di geopolitica, intitolato "Partita al Polo".

E all'estero?

Nel 2002 ho presentato la mia tesi nell'ambito di un convegno internazionale dell'Università di Vancouver, e poi in un convegno tenutosi nel novembre 2005 presso il Dipartimento di Filologia Classica dell'Università di Riga, in Lettonia. Inoltre, i professori del Dipartimento di Filologia Classica dell'Università russa di Saransk hanno integralmente tradotto il libro e nel 2004 lo hanno pubblicato in Russia, diffondendolo presso le Università ed i circoli accademici e culturali. In seguito a ciò, nel dicembre 2004 sono stato invitato a presentare la teoria nonché l'edizione russa del libro all'Accademia delle Scienze di San Pietroburgo, davanti ad un folto gruppo di eminenti studiosi. Inoltre, il libro è stato tradotto in inglese e pubblicato nel 2005 in USA da una casa editrice americana con il titolo The Baltic Origins of Homer's Epic Tales (v. sito web: http://www.innertraditions.com/isbn/1-59477-052-2). Al riguardo, nel Bard College di New York, nell'ambito di un corso di alti studi su Omero, nel 2007 sono state tenute varie lezioni basate sull'edizione USA del libro, adottato come testo per gli studenti. In precedenza, il Prof. William Mullen, del Dipartimento di Classici del Bard, con alcuni suoi allievi nell'estate 2006 aveva effettuato un viaggio in barca a vela nel Baltico, seguendo le rotte indicate nel libro, con il finanziamento del SEA, importante Istituto oceanografico americano (http://vteam06.googlepages.com). E' poi recente una recensione apparsa su un giornale on-line USA: http://www.barnesreview.org/html/jan2007lead.html. Così pure, "ARION. A Journal of Humanities and the Classics" dell'Università di Boston ha dedicato alla questione un articolo di 35 pagine. Ancora, la rivista USA "Culture+Travel" di Maggio 2008 ha dedicato alla teoria un lungo servizio, firmato dal Prof. Mullen. Inoltre, come accennato prima, il 10 agosto 2007 in Finlandia ha avuto luogo un seminario scientifico internazionale sull'argomento, con la partecipazione di nomi importanti della cultura italiana e straniera (sito http://www.kiskoseura.fi/troija/english/seminar.html). Recentemente, sono stato invitato a presentare la tesi alla International Conference on Mediterranean Studies, promossa dallo Athens Institute for Education and Research, tenutasi ad Atene il 20-23 marzo 2008. Per l'autunno 2008 è prevista l'uscita dell'edizione estone di Omero nel Baltico.

Poco fa però ha accennato alle "resistenze" di certi ambienti, che continuano ad ignorare questa tesi...

Come ha scritto il Prof. Claudio Cerreti sull'accademico Bollettino della Società Geografica Italiana, ciò che io ho messo in discussione - ossia l'ambientazione mediterranea dei poemi omerici - "non è una qualche certezza scientificamente provata, ma molto più semplicemente una tradizione, che a sua volta ha sempre posto infiniti problemi di dimostrazione: una tradizione, però, radicata e quasi connaturata alla nostra cultura, al punto da rappresentare l'unica ma insieme formidabile resistenza contro qualsiasi ipotesi divergente". A ciò aggiungerei che un altro motivo di "resistenza" potrebbe forse essere legato all'attuale tendenza, in molti campi della ricerca scientifica, verso una sempre maggiore analiticità e settorializzazione, il che comporta la necessità di avere sullo sfondo un quadro di riferimento estremamente stabile e, possibilmente, immutabile: ciò comporta che alcuni vedano con sospetto qualsiasi prospettiva di mutamento di paradigma. Invece è di grandissima soddisfazione per me, nonché di incitamento a proseguire nella ricerca, leggere i commenti positivi, e talvolta entusiastici, di molti illustri scienziati: per rimanere nell'ambito della cultura italiana, penso ad esempio alle parole del Prof. Massimo Cacciari: "Ho letto con immensa curiosità e grande piacere la sua ricerca sull'Omero baltico". E, a questo punto, vorrei concludere con ciò che mi ha scritto il Prof. Virginio Giorgio Goggi, Pro-Rettore per la Ricerca Scientifica dell'Università di Pavia: "Fui molto colpito dalla Sua conferenza in Collegio Ghislieri sia per la innovatività delle Sue ricostruzioni storiche che per la mole di concordanze, veramente stupefacente. L'insieme degli argomenti che Lei propone è certamente tale da scuotere convinzioni profondamente radicate (...) Da fisico qual sono, posso ben comprendere il fascino intellettuale irresistibile della tesi non convenzionale, seguita da una fase di scoperte e conferme.
Posso solo augurarLe un sempre maggior successo".

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